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CINA: ITALIA NON HA FORZA USA, LITIGARE E’ DANNO PER LE IMPRESE

di Michele Geraci * (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Milano, 17 lug – Mentre gli Stati Uniti fanno la voce grossa con Pechino, la Cina registra un aumento del Pil del 3,2% nel secondo trimestre 2020 e, insieme alla Corea, si avvia ad essere l’unica grande economia del mondo che nel 2020 avra’ il segno piu’ davanti. In Italia, impegnatissimi a discutere tra Roma e Bruxelles su fittizi piano di sostegno, probabilmente l’economia fara’ -15%, e il resto dell’Europa crollera’, anche se con numeri meno pesanti.

Prima di brindare, ricordo che l’Unione Europea e USA sono destinatari di due terzi del nostro export (312 miliardi di dollari), cifra che rappresenta un terzo del nostro Pil ed unica componente che negli ultimi 20 anni e’ cresciuta. Di questo export, gran parte, il 65% origina in quattro Regioni del nord (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte), un terzo del totale export va Germania, Francia e Stati Uniti e la gran parte e’ generato dalle nostre Pmi. Sembra che non ci sia scampo dallo tsunami che si sta scatenando tra USA e Cina, di cui avevo gia’ avvertito anni fa, che rischia di mettere in crisi il sistema del commercio internazionale e, ancora piu’ grave per l’Italia, paese manifatturiero, trasformatore, chiamiamoci come vogliamo, tutto il sistema della catena del valore che non e’ solo fatta da componenti per macchinari, ma anche da componenti elettronici.

L’occidente scivola quindi verso il declino e l’Asia emerge, occorre cercare di capire come reagire. Nel mio ruolo di sottosegretario nel Governo Conte I, avevo sviluppato una strategia sui mercati esteri su due pilastri: Core e Satellite. La parte Core mira a tenere le quote di mercato dove siamo gia’ ben presenti (Europa e USA), ma le opportunita’ di crescita sono limitate. La parte satellite (Asia e Resto del Mondo) e’ dove andiamo malissimo, ma i tassi di crescita sono elevati (Cina, Corea, Giappone, India, Asean e, vedremo, anche Africa). Siamo in presenza di una sfida composta da variabili esogene (la guerra commerciale tra USA e Cina) e variabili piu’ sotto il nostro controllo (politica commerciale e promozione verso i paesi asiatici). Per quanto riguarda la prima, credo la tensione sia in gran parte dovuta all’avvicinarsi delle elezioni USA e Trump sta, come avviene anche da noi, cercando consensi elettorali alzando la voce contro il nemico, fittizio o vero che sia. Quindi, prepariamoci a ballare per qualche mese, ma sono ottimista e credo la tensione si abbassera’ dopo novembre. Del resto, proprio oggi la Cina ha annunciato che fara’ fede al proprio impegno preso negli accordi Fase 1 e continuera’ a comprare soia dagli USA. Una mossa volta sia a stemperare i toni, sia a porsi nell’arena internazionale come un player responsabile. In questo periodo di incertezze, la raccomandazione al Governo e’ tenere sempre buoni rapporti con tutti, cosi’ come sta ben facendo il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ed evitare di farsi trovare in mezzo a situazioni non gestibili, perche’ gli interlocutori hanno una buona memoria.

Tornando alla Cina e alla strategia satellite, va notato che del 3,2% di crescita, poco e’ dovuto ai consumi e molto a investimenti, quindi meglio spingere su industrial goods che consumer goods, almeno per questi mesi. Ricordo anche che la Cina serve da traino a tutto il sud-est asiatico ed altro. Litighiamo anche noi, senza avere la forza negoziale degli USA e facciamo pagare alle nostre aziende il prezzo di questa rinuncia? Credo non sia una buona idea.

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