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A Brussels cominciano a giocare con i prodotti derivati

Il Financial Time scrive che la Commissione Europea ha intenzione di lanciare un nuovo tipo di titoli di stato, aggregando insieme titoli dei vari paesi dall’area Euro. Lo scopo sarebbe quello di stimolare la domanda per il debito delle economie europee piu’ deboli e tenere bassi i tassi di interesse.

Spero che cio’ che scrive il Financial Times non sia corretto e che nulla di tutto cio’ stia veramente avvenendo a Brussel. Ci sono due ragioni principali che mi portano a pensare che qust’ultima trovata sia davvero un’iniziativa pericolosa.

1)      Aggregare insime i titoli di stato di vari paesi con economie diverse e con riski di default cosi’ differenti cosicche “le economie piu’ deboli possano finanziarsi a tassi piu’ bassi di quelli di mercato” equivale a sussidi elargiti dalle economie piu’ forti verso le piu’ deboli. Cio’ e’ di per se una distorsione del mercato che causerebbe grandi flussi di capitali verso i titoli dei paesi piu’ deboli, proprio come e’ accaduto dopo la creazione dell’Euro e la conseguente – parziale – convergenza dei tassi d’interesse dei vari paesi. Quando i flussi di denaro vanno dove non dovrebbero in condizioni normali, e’ la ricetta per bolle finanziarie. Agli investitori si vende la percezione che tutto il rischio e’ creato uguale, cosa non vera. Le economie deboli vedrebbero, quindi, aumentare la percentuale del proprio debito detenuta da investitori stranieri. Deja vu? Proprio come e’ accaduto per l’Italia, i cui titoli di stato erano in passato quasi interamente detenuti da residenti, mentre adesso circa il 40% del debito italiano e’ in mano straniera. Cio’ crea una doppia dipendenza verso i mercati esteri che, nel breve, magari evita un default, ma lo rendo piu’  grave nel futuro

2)      Accorpare titoli aventi profili di rischio diversi in un prodotto unico, e’ stata una delle cause della crisi del 2008. Qui’ la faccenda si fa un po’ tecnica. Il pericolo che si corre nell’impacchettare titoli con credito buono e titoli con credito meno buono non sta soltanto nel fatto che, spesso, si fanno i conti male a cause di sussidi e protezioni incrociate tra i vari sottostanti. Il problema principale sta nel fatto che se il layering delle obbligazioni sottostanti non e’ simmetrico, allora la probabilita’ di default di un singolo componente della tranche non e’ quella che esisteva prima dell’accorpamento. Cio’ e causato da quanto spesso o sottile e’ ogni strato e dalla violazioni di alcune ipotesi statistiche usate per calcorare il rischio di default. (come avevo detto, la cosa e’ un po’ tecnica, e non credo che a Brussel se ne intendano)

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