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Modello cinese: una possibilità per l’Africa

Stando alle notizie di diversi mezzi d’informazione, la Cina sembra aver abbandonato la tradizionale politica di non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi, che ha contraddistinto la sua politica estera per lunghi anni.
La differenza di approccio emergerebbe dai numeri, in particolare da quelli della sua azione politico-economica in Africa, che ad oggi vanta investimenti diretti pari a 170 miliardi di dollari e l’inusuale dispiegamento di una forza di circa 2000 peace-keeper.

A prima vista, confrontando questi dati con quelli di inizio millennio, si potrebbe pensare ad un cambio repentino di obiettivi e strategie. Tuttavia, si deve prendere atto che esso è stato tutt’altro che improvviso. Fin dall’epoca di Deng Xiaoping, infatti, la Cina si è sempre ispirata al modello “crossing the river by feeling the stones”, un approccio caratterizzato dalla cautela, la cui idea di fondo è quella di verificare attentamente gli effetti delle politiche con prove e tentativi, prima di prendere provvedimenti per il lungo termine.

Lo stesso concetto è stato utilizzato ovviamente anche in politica estera. Negli anni la Cina ha infatti puntato su diverse aree geografiche, dall’Asia al Sud-America all’Africa, portando avanti una serie di iniziative di engagement delle comunità e dei governi locali. Di fronte però alla propria inarrestabile crescita economica, all’enorme fabbisogno energetico ed alla necessità di trovare ulteriori sbocchi per le proprie esportazioni, la Cina sembra aver infine deciso di espandere il proprio raggio d’azione e di radicare più profondamente la propria presenza nel continente africano, che negli anni ha risposto bene alle sue iniziative economiche.

In Africa, peraltro, i vantaggi di queste operazioni non sembrano essere stati ad esclusivo appannaggio del governo e degli investitori cinesi. Se per mezzo secolo il tasso di povertà è rimasto pressoché invariato nonostante le politiche di aiuto occidentali, dall’inizio del nuovo millennio le cose sembrano essere cambiate: dal 2000 ad oggi il tasso di povertà è infatti calato dal 55% al 40%. Ed è la Cina, un Paese che ha strappato 500 milioni di persone dalla povertà negli ultimi decenni, che se ne attesta il merito. In quest’ottica, l’azione cinese in Africa potrebbe costituire un supporto fondamentale, e forse inaspettato, al tentativo europeo di arginare i flussi migratori che oggi interessano il vecchio continente.

Fonte: World Bank

Il mio articolo di ieri su Radiocor/Il Sole24Ore

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One comment on “Modello cinese: una possibilità per l’Africa
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