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La Cina getta la maschera e pubblica la propria strategia sull’Artico

Finalmente (discussione già affrontata), dovremmo aggiornare le nostre mappe e non guardare più alla via della seta come quella che la Cina ci ha voluto far credere per i quattro anni precedenti, e cioè una via della seta via terra lungo l’Asia centrale ed un’altra strada via mare, lungo l’Oceano Indiano. Non è questa la vera nuova via della seta, bensì una terza via, quella attraverso la rotta artica che grazie allo scioglimento dei ghiacci provocato dai cambiamenti climatici, apre nuove opportunità e rischia di decentralizzare l’importanza strategica e geopolitica del Mediterraneo. Mediterraneo che rischia di trovarsi chiuso al nord da queste nuove rotte artiche e a sud dalla crescente importanza che l’Africa ha agli occhi della Cina. Quelli di cui parliamo costituiscono grandi cambiamenti, che potrebbero rendere minore l’importanza del Canale di Suez e quindi del Mediterraneo stesso. A rendere la cosa ancora più seria, è la sempre minore importanza economica dei paesi dell’Europa meridionale, cosiddetti PIGS, mentre la Cina guarda con crescente interesse ai paesi del Nord Europa e della Scandinavia. È per questo che il porto di Trieste sta destando l’interesse della Cina, proprio perché ha una rotta diretta verso il porto di Kiel nel Mar Baltico e da lì con la Stena Line, verso la Scandinavia e non perché abbia una linea da Trieste ad Agrigento.

Nel documento pubblicato dal governo cinese, si esplicita per la prima volta in maniera chiara e precisa quale sia la strategia della Cina nei confronti dell’Artico e fornisce anche il background teorico per cui la Cina debba interessarsi a questa parte del mondo.

Il vice ministro degli esteri Kong Xuanyou, ha tenuto una conferenza stampa che semplifico e parafraso un pò, basata su tre principi fondamentali che giustificano l’interesse della Cina per l’Artico e su cinque attività da portare avanti.

I tre principi sono i seguenti:
1) Nonostante la Cina non sia un paese Artico, è vicino all’Artico stesso e tutti i cambiamenti che avvengono in quella zona, hanno un impatto diretto sull’ambiente, l’economia, l’agricoltura cinese, l’industria marittima e su quella forestale cinese.

2) La Cina ha sempre cooperato sui problemi internazionali, specialmente le sfide mondiali come cambiamenti climatici e l’esplorazione e sviluppo di nuove risorse naturali, problemi che non possono essere risolti soltanto dai paesi prossimi all’Artico. Tanto più che la Cina è un grande produttore e consumatore di energia.

3) la Cina partecipa e continuerà a partecipare alla regolamentazione dell’Artico ed all’uso delle sue risorse, in cooperazione con gli altri Paesi e nell’interesse del pianeta e della cooperazione mondiale.

Cinque proposte per attività future.

  1. Aumentare la conoscenza dell’Artico attraverso esplorazioni.
  2. Proteggere l’ambiente dell’Artico nel contesto dei cambiamenti climatici.
  3. Sviluppo di rotte artiche per la navigazione, mirate sia all’utilizzo efficiente delle risorse naturali, che per motivi turistici.
  4. Partecipare attivamente nel governo dell’Artico.
  5. Promuovere pace e stabilità nella regione.

Insomma, la Cina rispetto alle aree artiche, ha deciso di fare sul serio. Ma si sapeva che le mappe usate fino ad oggi, dove l’Artico non era preso in considerazione, fossero solo uno specchio per le allodole, o quasi.

Esempio classico è l’apertura della struttura per la liquefazione del gas naturale nella penisola dello Yamal, nella Russia artica. Scopo dell’impianto è l’estrazione del gas, la sua liquefazione ed il caricarlo su petroliere rompighiaccio, che lo trasferiscano in Cina. Ed ecco che per la prima volta anche le mappe della Nuova via della Seta, hanno le frecce da ovest verso la Cina. Cosa mai vista prima.

Concludo con una domanda banale: qual è la politica italiana ufficiale riguardo l’Artico?

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One comment on “La Cina getta la maschera e pubblica la propria strategia sull’Artico
  1. Le cose che avvantaggiano l’opzione della via della seta del Sud è la velocità e sicurezza che in ogni stagione non ci sarebbero problemi, la tendenza del clima porta ad altre aperture di nuove vie, ma improbabili a causa del Clima.. Se dovesse essere scelta questa opzione tutta l’Europa del Sud ne risentirà, ma bisogna anche che i cinesi calcolino anche in base a densità demografica tra nord Europa e Sud..

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