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Su Radioradicale: spread, rapporto debito/PIL ed economia cinese

Estratto dall’intervista per Radioradicale del 28 Maggio 2018, in cui parliamo di temi legati alla recente politica italiana, spread, rapporto debito/PIL ed economia cinese. 

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Parliamo della situazione politico istituzionale nel nostro paese, dell’economia italiana, dell’andamento dello spread e dei BTP in Italia. Le analisi e i temi toccati da Michele Geraci negli ultimi tempi sono stati diversi; temi che riguardano in particolar modo il confronto tra Cina ed il resto del mondo, l’economia cinese e l’economia green, il piano China Manufacturing 2025. Molti suoi articoli e temi sono stati anche ripresi e pubblicati da Beppe Grillo, sul suo blog, dal movimento 5 stelle e il professore presta consulenza a Matteo Salvini della Lega. Oggi, con Michele Geraci vogliamo cercare di capire cosa sta succedendo e cosa succederà all’andamento dell’economia italiana e dei nostri conti.

Se iniziamo a parlare di spread dobbiamo ricordarci che questo vocabolo è piuttosto recente per il nostro paese (7 anni ca.) e bisogna stare fondamentalmente attenti ad un’equazione tra: spread basso, cioè un travaso di ricchezza dai cittadini allo stato e spread alto, che è un vantaggio per i cittadini e uno svantaggio per le finanze pubbliche, in cui risulta un reddito più alto per chi detiene i buoni del tesoro italiani. Io ho una visione neutrale, c’è un range di valori numerici all’interno del quale il rendimento delle obbligazioni decennali ci sta bene, mentre quando i tassi sono quasi a zero, come oggi, significa che il costo del denaro è così basso che invita investimenti da imprese il cui business plan è un po’ al margine e l’investimento viene fatto solo perché il costo del denaro è basso. Questo crea un po’ di squilibri, noi vogliamo attrarre quella parte industriale, che viene spesso considerata come la vera economia, con aziende solide che hanno un programma di investimenti di lungo termine. C’è questa allocazione un po’ drogata del capitale quando i tassi sono bassi, con due problemi: primo, i cittadini non incassano ed infine il capitale viene allocato in un modo non efficiente, questo si paga nel lungo termine. Nel breve c’è l’illusione dei prezzi bassi e degli pseudo-investimenti, ma poi nel lungo termine si paga. Per cui penso ad un decennale intorno al 4%, dove non c’è nulla di drammatico. Anche negli ultimi anni siamo stati abituati ad avere tassi intorno al 4/5%. Il dramma è quando sono sopra il 6/7% o sotto l’1. Adesso siamo in zona tranquilla, bisogna guardare la composizione e la nazionalità di chi sono gli investitori.

 

Questa crisi istituzionale ha fatto innalzare lo spread tra BTP italiani e Bund tedeschi, ma c’è qualche fondo di verità in questo innalzamento, e abbiamo visto che dopo la scelta di Cottarelli da parte del Presidente Mattarella, abbiamo avuto un cambiamento, una quiete dello spread, e un fondo di verità rispetto a quelli che erano gli intenti delle due forze che si apprestavano a governare rispetto al loro programma economico, che non sembrava tenere molto conto della nostra situazione debitoria o sperava in soluzioni molto complicate da trattare o ritrattare con Bruxelles. Che idea si è fatto?

Io credo che questi valori non rappresentino variazioni drammatiche. Sono piccolissimi segnali che non hanno grosso significato. Anche un governo di transizione con possibili elezioni in autunno, non cambierebbe molto il quadro generale, di solito i mercati tendono ad anticipare gli eventi. Il programma dei due partiti era forse descritto in modo catastrofista dai media, ma io sono un po’ più positivo, perché poi le cose non succedono mai con la gravità con cui si dice. Uno dei fattori che influenza il rendimento è il rapporto debito-pil. Ho notato che nelle ultime settimane la discussione dei media si è soprattutto soffermata sul possibile aumento del debito, con possibile conseguente aumento dello spread, però poco è stato detto sul fatto che, se le politiche giallo-verdi fossero state attuate avrebbero potuto portare ad un aumento del pil, non facendo deteriorare tale rapporto. Bisognerebbe quindi nei prossimi giorni riguardare al debito/pil e vedere se queste spese portano o meno ad un incremento del pil. Io ho cercato di guardare ad entrambi i componenti del rapproto debito/pil e di colmare questo gap, spostando l’attenzione sul possibile aumento del pil.

 

Salvini e Grillo hanno guardato attentamente ai tuoi articoli sul modello Cina, sul piano green e piano China Manufacturing 2025, che s’ispira ad un nuovo modello di sfida basato sulla tecnologia. In che modo si può prendere spunto dalla Cina e in che modo questi due leader hanno preso spunto da queste tue analisi?

In Cina c’è stata una trasformazione economica senza precedenti. Credo che i temi che li hanno interessati sono sicuramente stati:

-> per Salvini la narrativa di come la crescita del pil della Cina (9.5% per 40 anni per 1miliardo e 300mln di persone) sia stato fondata, inter alia, su 5 pilastri fondamentali di controllo. Questi 5 pilatri sono stati utilizzati all’occasione allentando o stringendo la presa, quindi con una politica né liberista né protezionista. Il messaggio centrale è il fatto che la Cina, un nostro concorrente, funziona in questo modo e bisogna imparare come adattare le nostre strategie. Dobbiamo quindi decidere come sistema paese se vogliamo competere con la Cina e come fare. Abbiamo parlato di dazi, l’Italia non ne ha perché fa parte dell’UE, quindi non possiamo univocamente cambiare i dazi nei confronti dei prodotti cinesi, ma dobbiamo comunque andare a Bruxelles per capire come gestire i dazi in Europa. Quando si va a negoziare con la Cina sui dazi, ogni paese ha i propri prodotti da salvaguardare, per questo bisogna rientrare nel tavolo delle trattative con la Cina. Proprio un paio di giorni fa ho pubblicato un’analisi che mostra come i dazi subiti dall’Italia per esportare i propri prodotti in Cina siano aumentati, facendo soffrire un po’ le nostre esportazioni.

-> Dall’altra parte, Grillo si è interessato al futuro, quello che la Cina può insegnare all’Italia sulle sue iniziative di sviluppo della green energy, un tema molto a cuore a Grillo. C’è stato anche forte interesse su quello che è l’economia rurale. Uno/due documentari che ho girato in Cina sono ora sul blog di Grillo e descrivono un po’ la situazione dei contadini e dell’economia rurale.

 

Possiamo quindi riassumere dicendo che la sfida giallo-verde sui temi trattati e sulla divisione (debito/pil) che influisce sullo spread, dovrebbe essere aiutata attraverso politiche fiscali meno oppressive rispetto a quelle presenti oggi, da un’altra anche una riconversione dell’industria verso un’economia green e attenzione particolare all’Italia agricola. Gli schemi classici sembrano essere saltati, e i 5 stelle e la lega prendono anche spunto da modelli totalmente diversi per traslarli in un contesto e situazione come quella italiana.

Si dobbiamo guardare anche a ristabilire il modello industriale, l’inquinamento, i valori della società, forse sono valori che la Cina, paese comunista, ci sta ricordando anche a noi. Siamo in una situazione di sfida ideologica, tra liberalismo commerciale e protezionismo, tuttavia non è ancora chiaro quale delle due opzioni sta avvantaggiando i nostri cittadini. Un paese deve massimizzare la ricchezza media dei cittadini o minimizzare le perdite dei più poveri? Può avere sistemi interni di ridistribuzione del reddito che potrebbero favorire entrambi gli obbiettivi? l’Italia non li ha, la Cina li ha. Sul tema dell’immigrazione, bisogna ricordare che la crescita economica delle città dipende anche dal flusso migratoria dalle campagne ai centri urbanizzati. In questo caso, è importante sottolineare come, la programmazione cinese su questi temi sia fatta con una grandissima attenzione al dettaglio. Il sistema funziona come se fosse un consiglio di amministrazione, con target specifici per ciascuna delle province. Inoltre, tra le politiche che la Cina attua e che influiscono positivamente sul PIL del paese, sicuramente vi sono gli investimenti nella ricerca e lo sviluppo.

 

Gli schemi classici sembrano essere saltati, e come 5 stelle e lega prendano anche spunto da modelli totalmente diversi per traslarli in un contesto e situazione come quella italiana

Ci troviamo ad una svolta molto positiva, da tecnico posso dire che io devo trasmettere questi modelli per vedere cosa può essere utilizzato, senza ideologie. Dobbiamo vedere la Cina come una sfida ma anche come un’opportunità e spero che i prossimi governi sappiano fronteggiare le sfide ma soprattutto non lasciarsi scappare le opportunità. È da tempo che suggerisco una cooperazione con paesi terzi in Africa, dove la Cina investe, e dove noi dovremmo andare per far parte di questo sistema, altri paesi già lo fanno. Avere anche una politica estera forte è un argomento importante da affrontare in questo momento. Politica interna ed estera devono essere considerate assieme. Forse negli ultimi 3/4 anni, con la rete diplomatica che si è creata attraverso ambasciata e consolati, si sta incominciando ad intravedere la nuova Cina, che non è più quella di alcuni anni fa.

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