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Cosa e’ emerso dal G20 Digital&Trade in Giappone?

Si è conclusa la doppia sessione Trade & Digital Economy del G20 tenutosi a Tsukuba in Giappone in contemporanea con la sessione G20-Finanza cui ha partecipato il Ministro Tria. Ho avuto l’onore di rappresentare l’Italia sia per la sessione Digital che per quella Trade di mia stretta competenza.

Le sessioni Digital si sono concentrate sul tema “Flow of Data with Trust”, una sorta di compromesso o, se si vuole, conflitto tra il tentativo di favorire lo scambio utile di informazioni, conoscenza tra aziende e paesi e, dall’altra parte, quello di preservare la privacy degli utenti. Vari paesi hanno espresso visioni diverse su quale priorità scegliere. Mi sono messo il cappello da ex-ingegnere elettronico e ho sottolineato come potrà essere difficile trovare il giusto equilibrio tra queste due esigenze e, forse cosa più importante, come la velocità delle innovazioni tecnologiche sia molto più elevata di quanto un essere umano possa abituarsi. E questo distacco crea tensioni, resistenze e paure. Un tema più da sociologi, credo. Su un asse diverso, vari paesi emergenti hanno mostrato forte resistenza ad accelerare l’e-commerce e la trasmissione dei dati nell’ambito delle regole del WTO, per paura di non essere in grado di competere alla pari con i grandi. Su questo tema, ho sottolineato anche qua il possibile dualismo tra vantaggi e svantaggi dello sviluppo della digitalizzazione: da un lato esistono innegabili effetti positivi legati all’abbassamento dei costi per software e hardware ed al conseguente accesso delle tecnologie ai più, il che dovrebbe in teoria portare ad una convergenza tra ricchi e poveri e una riduzione di disparità sociali; dall’altro, la talvolta eccessiva velocità di evoluzione della tecnologia e la concentrazione di know-how nelle mani dei pochi potrebbe, invece, sortire l’effetto opposto, ossia portare ad un allargamento del divario, una specie di scenario asso-piglia-tutto, cosa che in parte esiste in alcuni sub-settori del digitale.

Le sessioni Trade hanno risentito del deteriorato clima internazionale, ormai provato dalle numerose guerre commerciali, reali o minacciate, di cui si sta sempre più costellando il panorama delle relazioni internazionali a livello commerciale. I temi trattati sono state le tensioni tra USA-UE-Cina, le riforme del WTO e, anche qui, gli effetti redistributivi della globalizzazione e del commercio internazionale.

Nonostante il clima non ideale, ci siamo sforzati in una duplice direzione: da un lato, esplicitare sempre la necessità di una tutela particolare per le MPMI, le micro, piccole e medie imprese, che costituiscono oltre il 99% del tessuto imprenditoriale italiano, e che sono quelle più in balìa di una globalizzazione incontrollata, proprio perché meno flessibili e meno adattabili ai cambiamenti repentini. Questa tendenza a fornire una protezione ai più deboli prende sempre di più coscienza nel dibattito internazionale, tenuto conto che le leggi, che definisco ‘darwiniane’, del processo di globalizzazione creano sempre maggiori disparità tra vincitori e vinti, e necessitano dunque di meccanismi di compensazione che, per esempio, a livello di EU non sono efficaci. Dall’altro, continuare nella promozione del commercio internazionale, elemento che pesa per un terzo sulla nostra economia, e che nei primi mesi del 2019 è cresciuto del 6,7% verso i Paesi extra UE. Paesi extra-EU che sono stati il focus principale delle nostre iniziative promozionali delle nostre missioni istituzionali (USA, Cina, India, Corea, Giappone, Georgia, Azerbaijan, Emirati), particolarmente utili in quei paesi dove il governo locale ha forte influenza e quindi dove il rapporto G2G ha un effetto diretto “a cascata” sui rapporti commerciali.

Altro capitolo molto divisivo sul tavolo di Tsukuba riguardava la riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio / WTO, che vede gli USA su una posizione molto rigida, a favore di un’interpretazione letterale della carta del WTO nel definire le effettive competenze del Dispute Settlement Body e dell’Appellate Body, in contrasto a posizioni più pragmatiche e flessibili dell’Unione Europea, volte a garantire la funzionalità di un ente che, come noto, è sull’orlo della paralisi per prossima scadenza dei suoi membri. Come Italia, abbiamo puntato l’accento sulla necessità di introdurre modifiche normative al funzionamento del WTO e delle procedure di antidumping, che tengano conto anche della nazionalità dell’ente ultimo controllante, onde evitare dumping crossborder.

Conclusioni

Nonostante il contesto molto complesso, siamo riusciti a giungere a una dichiarazione ministeriale finale di consenso, non senza compromessi nel linguaggio e nei contenuti, nel corso di negoziati protrattisi fino alle 6 della mattina successiva: vere e proprie maratone negoziali con cui abbiamo ottenuto richiami espliciti contro i sussidi industriali e  evidenziato la necessità della protezione dei più deboli: ci siamo battuti fin dall’inizio di questa accesa sessione del G20 perché fossero inclusi riferimenti a una più equa redistribuzione dei benefici del commercio e degli investimenti, battaglia già da me intrapresa al G20 a guida argentina di Mar del Plata dello scorso anno. Sicuramente positivi, infine, anche i riferimenti ai negoziati multilaterali sui sussidi alla pesca e sull’E-commerce.

Sebbene sia oggettivamente difficile trovare accordo tra 20 economie diverse l’una dalle altre, e il comunicato finale rappresenti il minimo comune denominatore di quanto Paesi dalle visioni spesso completamente distanti le une dalle altre siano disposti ad accettare, si tratta tuttavia di un buon passo in avanti in processi dai tempi necessariamente lunghi. Ciò detto, continueremo ad impegnarci perché l’Italia sia sempre più protagonista in questi consessi internazionali e rafforzi la propria influenza. Il risultato intanto è una buona base di partenza in vista, nel breve periodo, del G20 di Osaka cui parteciperà il nostro Presidente Conte a fine mese e, nel medio periodo, in preparazione della nostra Presidenza G20 del 2021.

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