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RECOVERY FUND: DA CAPIRE I VANTAGGI PER L’ECONOMIA ITALIANA-PAROLA AL MERCATO

di Michele Geraci * (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Milano, 28 mag – Il Recovery Fund proposto dalla Commissione Europea potrebbe essere un passo avanti verso una maggiore integrazione tra i Paesi dell’Unione e per i sostenitori di questo processo rappresenta una buona notizia. Un po’ piu’ complesso e meno chiaro e’ valutare i vantaggi per l’economia italiana, a causa del numero di variabili in gioco, le loro interazioni, i tempi e i dettagli numerici che ancora, come normale, non sono ben noti.

Evitando commenti di natura ideologica sul piu’ o meno Europa, guardiamo ai dati oggi disponibili per capire almeno i vantaggi potenziali per l’Italia e riportare alla realta’ gli annunci, un po’ troppo euforici di queste ore. Il piano di 750 mld richiede l’emissione di bond da parte della Commissione durante un periodo di 5, forse 7 anni. Si tratta quindi di un piano multi-annuale per un valore di circa 100mld all’anno. La mia stima di 100 mld all’anno e’ anche confermata da una seconda informazione che ci da la Commissione che intende alzare il budget di circa lo 0.6%, portandolo da 1.4% del Pil al 2% del GNI dell’Unione di 15mila mld, lo 0.6% di cui fa circa 90 mld. Di questi, sappiamo che un terzo verrà distribuito come prestiti e due terzi a fondo perduto (dei 750mld, 500 sono a fondo perduto e 250 in prestiti). Quindi stimo che, per ogni anno, 30mld saranno disponibili come prestiti, probabilmente ad un tasso ‘medio’ dei paesi dell’Unione, quindi favorevole a coloro che hanno un rendimento sopra la media. Ma 30 mld da dividere per 27 moltiplicato per uno sconto sui tassi di qualche punto base non sono di grande importanza. I rimanenti 70 mld verrebbero invece distribuiti a fondo perduto, sempre tra i 27 paesi secondo le esigenze dei singoli stati membri: quelli piu’ colpiti economicamente avrebbero accesso a fondi piu’ consistenti.

Con ottimismo supponiamo di poter accedere al 30% del budget (zittendo i frugali del nord), pari a 20mld all’anno, a fondo perduto. Non e’ una cifra che risolve i nostri problemi, ma meglio di niente. Tuttavia, anche questa ipotesi va verificata: la nostra tendenza italocentrica ci fa vedere il problema sempre dal nostro punto di vista, dimenticando che anche altri paesi potrebbero, come plausibile, avere necessita’ economiche e la conseguente divisione dei 70mld potrebbe essere meno cristallina di come sembra. Va anche notato che questa allocazione ai paesi più bisognosi andra’ rivista anno per anno, come normale, valutando appunto l’evoluzione nel tempo delle esigenze dei singoli paesi. Sarebbe quindi auspicabile, anche se ahime’ poco probabile, che nel corso dei prossimi anni l’Italia possa non essere piu’ tra i piu’ bisognosi e quindi avere un’allocazione minore.

Al di la della cifra finale, qualcosa comunque arriverebbe e questo e’ positivo. Ma questa e’ solo una parte dell’equazione, altri due elementi invece preoccupano:

In primis, l’aumento del budget di 0.6% implica che il contributo annuale dell’Italia salira’ dagli attuali 15mld a 21mld, un incremento di 6.4mld annuale per la durata del programma (8 anni), totale 50mld. Non e’ quindi chiarissimo se al netto saremo contribuenti netti o beneficiari netti e paradossalmente, se la nostra economia migliorasse ci avvicineremmo verso l’essere contribuenti netti, come e’ normale in un programma di solidarieta’.

Il secondo punto da analizzare e’ la proposta della Commissione di introdurre una Web tax a parziale sostegno di quel 0.6% che manca. Attenzione ed evitare i semplici slogan contro le multinazionali ‘che non pagano tasse’, perche’ una presa di posizione unilaterale su questo tema, lo so per certo, scaturirebbe delle ritorsioni degli Stati Uniti che imporrebbero dazi sui prodotti europei tout court, senza distinzione del paese d’origine. Gli USA invece propongono una soluzione multilaterale a livello di Ocse del problema, dove noi dovremmo far sentire la nostra voce. Ricordo anche che nel primo trimestre 2020 gli USA sono l’unico paese al mondo di una certa importanza dove il nostro export non e’ crollato.

Tanto da studiare e capire

* Economista & Prof New York University Shanghai “Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo “Parola al mercato” non possono in alcun caso essere considerate una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne’ raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa’ a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore. L’agenzia di stampa Il Sole 24 Ore Radiocor declina ogni responsabilita’ in ordine alla veridicita’, accuratezza e completezza di tali analisi e invita quindi gli utenti a prendere atto con attenzione e la dovuta diligenza di quanto sopra dichiarato e rappresentato dalla societa’”.

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