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RECOVERY FUND: ACCORDO DA ANALIZZARE SIA ECONOMICAMENTE SIA POLITICAMENTE

di Michele Geraci * (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Milano, 23 lug – L’accordo sul Recovery Fund va analizzato sia da un punto di vista economico sia politico. Dal punto di vista economico, al di la’ della fanfara mediatica (209 miliardi all’Italia) l’ammontare che l’Italia ricevera’ a fondo perduto e’ praticamente irrilevante, 3 o 4 miliardi all’anno, circa 0,2% del Pil che, a fronte, di un crollo intorno al 13% chiaramente non rappresenta motivo di particolari gioie. Il calcolo dei benefici netti contiene varie ipotesi sulle chiavi di allocazione e contribuzione, ma deve essere chiaro che, mentre la parte dei loans puo’ essere esclusa dalle analisi sui contributi netti e lordi visto che ogni paese si ripaga il suo debito, la parte dei grants, 390 miliardi, deve per forza andare ad essere finanziata con un aumento del budget europeo, quindi con contributi aggiuntivi dei singoli paesi, anche se, nella pratica la Commissione puo’ reperire i 390 miliardi dai mercati. Usando le cifre proposte della Commissione (Italia riceve il 20,4% e contribuisce il 12,8%), il contributo lordo per l’Italia saranno gli 80 miliardi di cui si e’ letto (20.4% di 390) ma l’Italia dovra’ sborsare 50 miliardi (12,8% di 390). Per un netto beneficio di 30 miliardi. Tenendo conto anche del costo per l’Italia dei rebates dei 5 Stati, circa 7 miliardi, l’ammontare a fondo perduto che l’Italia potrebbe ricevere scende a 23 miliardi, circa 3,3 all’anno. Ma questo e’ il calcolo, seppure di per se’ approssimativo e carico di varie ipotesi, in equilibrio parziale, cioe’ senza tener conto di altri effetti collaterali. In primis, le forti condizionalita’ associate a questi grants, che stavolta, al contrario del MES, sono riconosciute da tutti gli schieramenti politici e che destano non poche preoccupazioni. L’imposizione di una tassa sulla plastica puo’ essere concettualmente giusta in un mondo che va verso il green, ma forse non opportuna in questo momento

La BCE, in considerazione della super-chiave del 20.4% che l’Italia riceverebbe da Recovery Fund, potrebbe anche logicamente decidere di ridurre la sua stessa super-chiave che oggi applica al PEEP con acquisto di BTP in eccesso della normalita’ ed il risultante aumento dei tassi azzererebbe quei 3.3mld. Altre condizioni sull’uso dei grants, legittime anche dal punto di vista di chi paga, i “frugali”, ma che aprono il dibattito sui vantaggi e svantaggi della teoria del vincolo esterno cosi’ sintetizzabili: ‘ben vengano le condizioni dell’Europa, cosi’ spenderemo i soldi in modo piu’ efficiente di quanto noi, da soli, siamo capaci di fare’. Un tema radioattivo che va affrontato dal nostro Paese, prima di cantar vittoria sui risultati del Summit europeo. Perche’ se si dovesse decidere che tale teoria non fosse valida o semplicemente perche’ considerassimo le altre condizioni troppo forti, allora sarebbe preferibile rinunciare alla free option dei 3,3 all’anno, valore irrilevante per la nostra economia, e continuare a detenere una sovranita’ sulla spesa

Bisogna pero’ fare attenzione che, anche a fronte di una nostra volontaria rinuncia agli 80 mld, il nostro impegno sui 57 mld di contributi resta comunque ed invece di essere beneficiari netti di 3.3 mld/anno, passeremmo ad essere contributori di 8mld/anno. In un Paese normale, questa analisi sarebbe stata fatta prima di andare al Consiglio Europeo e prima di impegnarsi a nome di 60 milioni di italiani

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