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La Francia copia la Cina e fa meglio dell’Italia.

Esiste una certa somiglianza nel modo in cui le operazioni di fusioni ed acquisizioni, cross-border M&A, vengono gestite dalla Francia e dalla Cina. Entrambi i paesi fanno sistema sia quando si tratti di investimenti outbound, verso paesi terzi, sia quando si tratti di investimenti in ingresso. Entrambi i paesi accentuano l’aspetto nazionalistico, spinti dall’orgoglio ma anche dalla necessità strategica di creare dei national champions in vari settori chiave.

Più 6.9 del PIL Cinese? Un risultato pianificato

Nel primo semestre 2017, il Pil della Cina è cresciuto del 6.9% un po’ al di sopra delle aspettative degli analisti. Ne ho discusso ieri, ospite della rubrica di Radio Radicale AGI China [link]. Come spesso accade, la notizia ha scatenato subito una grande una grande fanfara mediatica con analisti e commentatori pronti a dichiarare che la Cina è uscita del tunnel della transizione verso il New Normal e che le prospettive di crescita sono più rosee di quanto ci si aspettasse.

Modello cinese: una possibilità per l’Africa

Stando alle notizie di diversi mezzi d’informazione, la Cina sembra aver abbandonato la tradizionale politica di non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi, che ha contraddistinto la sua politica estera per lunghi anni. La differenza di approccio emergerebbe della sua azione politico-economica in Africa, che ad oggi vanta investimenti diretti pari a 170 miliardi di dollari.

A Brussels cominciano a giocare con i prodotti derivati

Il Financial Time riporta che la Commissione Europea ha intenzione di lanciar un nuovo tipo di obbligazione governativa, mettendo insieme obbligazioni di vari paesi dell’area Euro in una nuova prodotto finanziario. Secondo me, questa è iniziativa pericolosissima. In primis, creerebbe delle distorsioni nel mercato obbligazionario e non, creando un flusso di capitali verso i paesi con economie più deboli, esattamente come è successo con la creazione dell’euro e la convergenza dei tassi d’interesse. In secondo luogo, l’aggregazione di vari tipi di obbligazioni, ciascuna con un proprio livello di rischio, in un prodotto unificato è stata la causa principale della crisi finanziaria del 2008.

Morgan Stanley positiva sul mercato di Shanghai. Ma…

Morgan Stanley, in un recente studio, ritiene che la possibilità di un nuovo rialzo nel mercato di Shanghai sia abbastanza elevata. Il motivo, sempre secondo la Banca d’Affari americana, e’ dovuto al fatto che la Cina possa essere in grado di gestire il proprio debito pubblico ed evitare, così, una crisi finanziaria sistemica, ed allo stesso tempo riuscire a ri-bilanciare la propria economia. Ritengo, invece, che il ri-bilanciamente dell’economia cinese non si stia realizzando in modo sufficientemente veloce. Quando una qualsiasi banca centrale abbassa i tassi, gli investimenti tendono ad aumentare. Quindi, l’obiettivo di bi-rilanciare l’economia non può essere raggiunto facilmente con una politica monetaria ribassista.

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