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Analisi e commenti sul commercio internazionale

Domani a Bruxelles si deciderà se imporre restrizioni agli investimenti cinesi in Europa: questo è il risultato di una lunga serie di acquisizioni cinesi in svariati settori e del suggerimento del presidente Macron che ha suggerito l'introduzione o comunque la reintroduzione della famosa Golden Share.
Huawei supera Apple come produttore di smartphone, il tutto è in linea con il piano di espansione internazionale del settore manifatturiero cinese ad alta qualità, un processo iniziato già una quindicina di anni. Questo di oggi è soltanto uno, non l'ultimo, dei tanti esempi di successo della Cina che avanza nei prodotti ad alto valore aggiunto.
Negli anni ’80, Romiti rispose che la popolazione cinese non avrebbe mai potuto permettersi di acquistare le nostre autovetture e che comunque la Cina non era dotata di un’adeguata rete stradale. Oggi, la Fiat nel mercato cinese è praticamente inesistente. Spopolano invece le case tedesche, quelle coreane e ovviamente quelle americane, con una forte penetrrazione nella classe medio-alta che desidera modelli di comfort e standard di sicurezza elevati.
Dobbiamo preoccuparci del crescente rapporto debito/Pil in Cina? Una eventuale crisi finanziaria in Cina potrebbe avere effetti negativi sul resto delle economie mondiali? Non credo: la Cina ha i mezzi per controllare la propria economia, in fondo non è un’economia di mercato, ma dove il governo, formato da esperti sa come gestire le crisi. Flessibilità e velocità di esecuzione sono le due caretteristiche che noi in occidente dovremmo invidiare.
Esiste una certa somiglianza nel modo in cui le operazioni di fusioni ed acquisizioni, cross-border M&A, vengono gestite dalla Francia e dalla Cina. Entrambi i paesi fanno sistema sia quando si tratti di investimenti outbound, verso paesi terzi, sia quando si tratti di investimenti in ingresso. Entrambi i paesi accentuano l’aspetto nazionalistico, spinti dall’orgoglio ma anche dalla necessità strategica di creare dei national champions in vari settori chiave.
Liberalismo o protezionismo? Una domanda che va avanti da 500 anni senza risposte chiare. Tuttavia va fatta una importante differenza se si parla di commercio internazionale, di acquisizioni cross border di aziende già esistenti o, infine, di investimenti free fields. Per ognuna di tali modalità, ogni stato può e deve scegliere le strategie più adatte. Sul greenfield, è più facile avere una visione liberista dal momento che l'azienda straniera investe in qualcosa che prima non c'era e quindi quasi sempre crea valore.
Il presidente francese, Macron, non è riuscito a convincere gli altri membri della UE ad introdurre delle barriere agli investimenti stranieri – cinesi in particolare – verso aziende europee. A conferma che, in Europa risulta spesso molto problematico adottare una politica comune che rispecchi gli interessi dei 28 paesi. La frattura è nata tra chi vorrebbe limitare gli investimenti dalla Cina e chi invece no.
ll presidente della repubblica italiana si trova in Cina per una visita ufficiale. Questa visita di stato avviene in un momento particolare sia per la Cina che per l'Italia: i due paesi stanno sempre più forgiando rapporti commerciali in un contesto di rispetto reciproco e di interessi comuni ed il commercio tra i due paesi mostra segni di miglioramento con il deficit italiano in leggero calo. Gli investimenti di capitale degli ultimi anni (Pirelli/ChemChina) hanno contribuito a migliorare l'immagine che la comunità d'affari italiana ha della Cina.

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