Relazioni Cina-UE

Analisi sui rapporti tra Cina ed Unione Europea.

https://www.youtube.com/embed/63d3302OWMI Questa è la prima serie dei video cast sulla Cina, nei quali parlo del recente piano Juncker sugli investimenti cinesi. L’Unione Europea ha introdotto un nuovo piano per cercare di regolare e limitare gli investimenti stranieri verso l’Europa. Il primo passo...
Reciprocità cercasi disperatamente: ma la reciprocità tra Europa e Cina invocata da Juncker “non c’è e mai potrà esserci”: lo ha detto a Bruxelles nel giugno scorso lo stesso premier Li Keqianq chiarendo che l’Europa non può chiedere condizioni di reciprocità a un Paese in via di sviluppo come la Cina.
Domani a Bruxelles si deciderà se imporre restrizioni agli investimenti cinesi in Europa: questo è il risultato di una lunga serie di acquisizioni cinesi in svariati settori e del suggerimento del presidente Macron che ha suggerito l'introduzione o comunque la reintroduzione della famosa Golden Share.
Huawei supera Apple come produttore di smartphone, il tutto è in linea con il piano di espansione internazionale del settore manifatturiero cinese ad alta qualità, un processo iniziato già una quindicina di anni. Questo di oggi è soltanto uno, non l'ultimo, dei tanti esempi di successo della Cina che avanza nei prodotti ad alto valore aggiunto.
Negli anni ’80, Romiti rispose che la popolazione cinese non avrebbe mai potuto permettersi di acquistare le nostre autovetture e che comunque la Cina non era dotata di un’adeguata rete stradale. Oggi, la Fiat nel mercato cinese è praticamente inesistente. Spopolano invece le case tedesche, quelle coreane e ovviamente quelle americane, con una forte penetrrazione nella classe medio-alta che desidera modelli di comfort e standard di sicurezza elevati.
Esiste una certa somiglianza nel modo in cui le operazioni di fusioni ed acquisizioni, cross-border M&A, vengono gestite dalla Francia e dalla Cina. Entrambi i paesi fanno sistema sia quando si tratti di investimenti outbound, verso paesi terzi, sia quando si tratti di investimenti in ingresso. Entrambi i paesi accentuano l’aspetto nazionalistico, spinti dall’orgoglio ma anche dalla necessità strategica di creare dei national champions in vari settori chiave.
Mentre l’Europa cerca una soluzione per arginare l’avanzata cinese, Berlino consolida le sue relazione speciali con il dragone. L’Europa sembra cerca antidoti per contrastare l’avanzare della Cina. Ho già accennato ai rischi del settore manifatturiero europeo. Nel frattempo Macron spinge perchè l’Europa adotti misure protezionistiche che frenino le acquisizioni cinesi di aziende francesi. Recentemente, anche la Germania e l’Italia sembrano premere affinché l’Europa alzi delle barriere. La strategia cinese del “divide et impera” verso l’Unione Europea sta producendo alcune crepe tra i paesi Europei e non sarà facile trovare un consenso per interessi non allineati e forze molto diverse. Ora, mentre Macron sceglie tra numero due europeo o il primo alleato USA, la Germania annuncia di volere consolidare i propri rapporti commerciali con la Cina, in modo bilaterale, scavalcando, appunto Bruxelles.
Il presidente francese, Macron, non è riuscito a convincere gli altri membri della UE ad introdurre delle barriere agli investimenti stranieri – cinesi in particolare – verso aziende europee. A conferma che, in Europa risulta spesso molto problematico adottare una politica comune che rispecchi gli interessi dei 28 paesi. La frattura è nata tra chi vorrebbe limitare gli investimenti dalla Cina e chi invece no.

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