Editoriali

Liberalismo o protezionismo? Una domanda che va avanti da 500 anni senza risposte chiare. Tuttavia va fatta una importante differenza se si parla di commercio internazionale, di acquisizioni cross border di aziende già esistenti o, infine, di investimenti free fields. Per ognuna di tali modalità, ogni stato può e deve scegliere le strategie più adatte. Sul greenfield, è più facile avere una visione liberista dal momento che l'azienda straniera investe in qualcosa che prima non c'era e quindi quasi sempre crea valore.
Mentre l’Europa cerca una soluzione per arginare l’avanzata cinese, Berlino consolida le sue relazione speciali con il dragone. L’Europa sembra cerca antidoti per contrastare l’avanzare della Cina. Ho già accennato ai rischi del settore manifatturiero europeo. Nel frattempo Macron spinge perchè l’Europa adotti misure protezionistiche che frenino le acquisizioni cinesi di aziende francesi. Recentemente, anche la Germania e l’Italia sembrano premere affinché l’Europa alzi delle barriere. La strategia cinese del “divide et impera” verso l’Unione Europea sta producendo alcune crepe tra i paesi Europei e non sarà facile trovare un consenso per interessi non allineati e forze molto diverse. Ora, mentre Macron sceglie tra numero due europeo o il primo alleato USA, la Germania annuncia di volere consolidare i propri rapporti commerciali con la Cina, in modo bilaterale, scavalcando, appunto Bruxelles.
Stando alle notizie di diversi mezzi d’informazione, la Cina sembra aver abbandonato la tradizionale politica di non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi, che ha contraddistinto la sua politica estera per lunghi anni. La differenza di approccio emergerebbe della sua azione politico-economica in Africa, che ad oggi vanta investimenti diretti pari a 170 miliardi di dollari.
Dopo tanti anni di attese, le azioni del mercato cinese sono state, finalmente, incluse ell’indice MSCI Emerging Markets. Si tratta di una notizia carica di sostanza o soltanto una formalita? Io ritengo che, come spesso capita quando si discute finanza in Cina, la forma domina la sostanza e che ben poco cambiera’ nel modo in cui i gestori di fondi allocheranno il proprio capitale.
La Cina continua a spingere su piu' fronti per conquistare il mercato mondiale del manifatturiero, facendo leva su valori occidentali quali il libero mercato e lo sviluppo della finanza internazionale. I politici dell'Occidente, adulati dal fatto che la Cina accetti finalmente il nostro modo di pensare, ci cascano, dimentichi della leggenda del cavallo di Troia.
Nel mio recente contributo per Radiocor- IlSole24Ore, Moody’s fa i conti e si allinea alla realtà dei fatti,commento il downgrade da parte di Moody's del debito sovrano cinese, da A1 ad Aa3: niente altro che un'allineamento col la realta', cosa che le agenzie di rating fanno piuttosto in ritardo. Il mercato delle obblicazioni in Cina, al momento, non e' un mercato, il volume delle contrattazioni e' basso, e chi acquista le obbligazioni emesse dallo Stato sono banche di stato, anch'esse, che, quasi sempre, le tengono in portafoglio fino a scadenza.
ll presidente della repubblica italiana si trova in Cina per una visita ufficiale. Questa visita di stato avviene in un momento particolare sia per la Cina che per l'Italia: i due paesi stanno sempre più forgiando rapporti commerciali in un contesto di rispetto reciproco e di interessi comuni ed il commercio tra i due paesi mostra segni di miglioramento con il deficit italiano in leggero calo. Gli investimenti di capitale degli ultimi anni (Pirelli/ChemChina) hanno contribuito a migliorare l'immagine che la comunità d'affari italiana ha della Cina.

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