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Justice and security: Italy and China in comparison

By Michele Geraci

Italy and China, Economie a confronto 2: Giustizia & Sicurezza.

This is the second piece of a new series of Op-Eds, publied on Il Sole 24 Ore/Radiocor Plus (in Italian). that compare the economic and social systems in China and Italy. This comments follows the previous one I published last week about the eight points of initial advice to Italian policy makers for 2017,

Dopo aver presentato una breve analisi di confronto tra l’economia italiana e quella cinese e presentato 8 punti di azione per risanare l’Italia, iniziamo oggi ad andare più nel dettaglio, cominciando dai due temi principali, Giustizia e Sicurezza, che possiamo benissimo accorpare nel seguito con il termine “legalità”; quindi, applicazione delle leggi, certezza della pena per i colpevoli e ripristino del presidio del territorio e sicurezza nelle strade, efficacia delle azioni giudiziarie e velocità di esecuzione.

In particolare, vorrei soffermarmi su come si piazza l’Italia vis-a-vis la Cina nella classifica della legalità e quanto la performance dell’Italia costi al nostro paese in termini di perdite di potenziali investimenti stranieri. Per essere ottimisti, rovesciamo pure la logica per valutare quale sia il potenziale flusso di investimenti che potrebbero arrivare in Italia, qualora si risolvessero tali problemi. Secondo dati da studi internazionali che forniscono indici di legalità per vari paesi e per varie voci, l’Italia, usando l’indice più generico, si trova al 35 posto in questa speciale classifica mondiale ed al 17esimo posto in Europa, superata praticamente da tutti gli altri paesi, eccetto Grecia, Croazia, Ungheria e Bulgaria ed altri paesi dell’area orientale. La Cina, molto più in basso, all’80esimo posto.

A questo punto, potrebbe sembrare semplice concludere che stiamo parecchio meglio della Cina, ma tale conclusione sarebbe un errore e, come spesso, sono i dettagli che contano. Questo indice generale, viene poi scomposto in 8 sub-indici, che entrano più nel dettaglio su temi come la corruzione, ordine e sicurezza, giustizia civile, giustizia criminale, livello di democrazia, a loro volta divisi in elementi ancora più granulari per un totale di circa 50 indicatori. Nel confronto l’Europa centrale – Germania, Olanda, Francia e Regno Unito, l’Italia ha, purtroppo un punteggio più basso su tutti gli otto indicatori, contro tutti i quattro paesi; unica eccezione la Francia che, dati i fatti recenti, ha un record peggiore del nostro per quanto riguarda la sicurezza pubblica. Il confronto con i paesi nordici e, naturalmente, impietoso. Andando ai PIGS, Spagna e Portogallo sono ancora davanti a noi su tutto, ma un po di conforto arriva quando, finalmente ci paragoniamo alla Grecia.

 

 

 

Passiamo adesso alla Cina, confronto che svela delle situazioni molto interessanti. Nonostante essa sia dietro l’Italia di parecchie posizioni – come c’è da aspettarsi – si piazza, tuttavia, davanti a noi nella categoria “ordine e sicurezza”, quella dove avevamo superato la Francia. In buona sostanza, per quanto riguarda l’ordine pubblico, la Cina è più sicura dell’Italia. Senza scomodare grandi analisi statistiche, chi vive tra l’Italia e la Cina, sa che e vero.

Scendendo più nel dettaglio, i parametri principali per i quali la Cina supera l’Italia sono:

  1. prevenzione della criminalita;
  2. procedure amministrative vengono eseguite senza ritardi;
  3. ufficiali del governo non fanno interessi privati durante lo svolgimento delle loro funzioni;
  4. il cittadino ha accesso alla giustizia civile senza costi eccessivi;
  5. la giustizia criminale e’ efficace sia durante l’istruttoria che in tribunale.

Il numero dei parametri dove la Cina supera l’Italia non sono tanti,  circa il 10% dei 50 indicatori. In pratica, in Cina, chi sbaglia paga sempre e subito (aggiungo, magari paga anche chi non sbaglia, talvolta), sia per quanto riguarda il penale, che civile, compreso diritto societario. Per quanto riguarda, invece, i parametri riguardanti il grado di democrazia, l’Italia, almeno questo, e’ avanti. Siamo quindi, in una situazione dove l’Italia è un paese più democratico, ma l’applicazione delle leggi e’ piu’ forte in Cina – anche qua, chi vive tra Italia e Cina, sa che ciò è vero.

Ciò cosa comporta per la capacità dell’Italia di attrarre investimenti? E’ chiaro che il flusso di capitali verso un paese dipende da una miriadi di fattori, quali ad esempio le aspettative di crescita economica ed i potenziali rendimenti, naturalmente normalizzati al rischio (per chi comprende di finanza e si ricorda di questo, pochi anche tra i CFO di grandi aziende). E’ quindi naturale che paesi con tassi di crescita più elevati, come appunto la Cina, attraggono maggiori flussi. Tuttavia, ceteris paribus, tralasciando quindi tutte queste variabili, importantissime per sé, il fattore, tra quelli della legalità, che più influenza positivamente il flusso di capitali verso un paese non e’ il grado di sviluppo della democrazia, bensì la chiarezza sui tempi ed efficacia delle applicazioni della legge. In altre parole, un paese può essere anche non democratico, ma se le regole sono chiare, le pene certe, i tempi trascorsi in tribunale più brevi rispetto al tempo trascorso a fare affari, allora gli investitori preferiscono investire la’. Guardando il rapporto tra FDI (Investimenti Diretti) ed il Pil di un paese, l’Italia e’ ancora una volta fanalino di coda con una media degli ultimi anni pari allo 0.9% del Pil, contro il naturale 1.4% della Cina, ma più basso di Spagna (1.9%), Gran Bretagna (1.8%), ma anche Norvegia (2%), Svezia (1.5%).

L’italia avrebbe un potenziale latente di attrarre anche fino a 20 miliardi di Euro l’anno dall’estero. Da un punto di vista strategico, starà poi a noi decidere quali accettare, ma ad oggi, la palla sta in mano agli altri. Alzare il nostro quoziente di legalita’ e’ un must oggi. Alcuni giorni fa, degli amici cinesi mi hanno detto che andranno in Italia in vacanza invece di andare in medio oriente che ritengono pericoloso. Nota positiva? Non direi, se i nostri concorrenti sono l’Egitto & Co, abbiamo tanta strada da percorrere. La nota positiva è che si può e si deve fare e, perché no, anche raggiungere livelli dei paesi dell’Europa centrale e del nord, invece di paragonarci sempre ai PIGS!

 

 

 

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