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La Cina copia il nostro codice civile o è la solita illusione?

Un paio di giorni fa La Stampa ha pubblicato un articolo in cui si parlava della visita del ministro Orlando in Cina come ulteriore dimostrazione dell’interesse particolare che la Cina ha nei confronti della nostra tradizione giuridica, che negli anni ha portato alla credenza che il codice romano fosse la colonna portante del codice civile cinese odierno. Questa visione corrisponde a realtà o è la solita illusione alimentata dal nostro tipico Italo-Centrismo che ci fa credere di essere appunto al tempo dei romani? L’Italia ha avuto un ruolo particolare nella stesura del codice cinese o, come spesso, vanno in giro per il mondo ad apprendere da tutti per poi adattare i vari modelli alla loro situazione particolare? Per evitare delle frettolose conclusioni e chiarire i fatti, oggi ho chiesto parere all’amico ed anch’egli membro del Sinedrio degli Accademici Italiani in Cina, il Prof Ivan Cardillo, che così ci spiega:


Quale diritto civile per la Cina?

La Cina ha recentemente gettato le fondamenta per il futuro codice civile attraverso la promulgazione della sua Parte Generale. La promulgazione della sua Parte Speciale, attesa per il 2020, segnerebbe la conclusione di una lunga fase di modernizzazione del diritto cinese iniziata già durante la dinastia Qing.
Questa fase non rappresenta solamente un percorso di riforme del diritto cinese, ma rispecchia l’immagine che la Cina ha di se stessa, del suo ruolo nell’ordine mondiale e della qualità del dialogo con l’Occidente.

La prima tappa di questo lungo processo è stata scandita dal principio Shao Bian Cheng Fa, ovvero “promulgare leggi apportando piccole modifiche alle leggi occidentali”; la seconda Zhong Ti Xi Yong, ovvero “studiare la scienza e la tecnologia occidentali conservando come base la cultura tradizionale cinese”; poi c’è stata la fase fallimentare dei Cento Giorni di Riforma che auspicava la formazione di un sistema giuridico modellato sull’esempio occidentale; adesso la Repubblica Popolare Cinese, a partire dalla politica di apertura, vive una fase di dialogo con l’Occidente, che non è più visto come un modello perfetto da imitare, ma come un possibile interlocutore con cui condividere esperienze.

All’inizio di quest’anno, il Comitato Centrale del Partito Comunista ed il Consiglio di Stato hanno promulgato un’ “Opinione per la promozione del processo di recezione dei valori fondamentali della cultura tradizionale cinese”, al fine di realizzare l’ambizioso progetto di rinascita della cultura cinese ideato dal Presidente Xi Jinping.

La promulgazione del codice civile cinese va inserita in questo ampio fenomeno della cultura cinese. La Cina guarda ai sistemi giuridici dell’Occidente, all’Europa, agli Stati Uniti, all’America Latina, e prima di legiferare conduce vere e proprie ricerche di comparazione giuridica. E’ in quest’ottica che va compreso l’interesse dimostrato verso la nostra tradizione giuridica, e non nel desiderio di emulazione.
La Cina ricopre un ruolo di primo piano nell’ordine mondiale, ed ha a cuore la questione della sua identità culturale. Sul piano economico ha sviluppato modelli originalissimi, e altrettanto farà sul piano giuridico. Ogni legge cinese recita al primo articolo il principio fondamentale del rispetto del socialismo con caratteristiche cinesi.

Il futuro codice civile sarà un prodotto nuovo, diverso dalle possibili fonti che lo hanno ispirato. Bisogna desistere dal fare accostamenti superficiali o antistorici.

E poi il codice civile dovrà essere compreso anche attraverso la sua applicazione, la sua vita nel tessuto sociale, e sappiamo bene che da questo punto di vista la Cina è molto variegata, all’ombra dei grattacieli delle grandi metropoli ci sono migliaia di villaggi rurali con stili di vita completamente diversi, sopravvivono tradizioni ed usanze che influenzano fortemente il diritto di famiglia e la proprietà collettiva della terra. ”

Ivan Cardillo,
Ricercatore presso la Zhongnan University of Economics and Law

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