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Nobel in economia: l’uomo torna al centro

Premio Nobel in Economia a Richard Thaler, niente popò di meno che dall’Università di Chicago, culla della razionalità. Thaler, invece, sostiene che nelle analisi economiche bisogna tener conto di fattori umani e psicologici che portano a delle scelte non più cosi razionali come si pensa. Nel sistema di equazioni bisogna quindi inserire l’agente “umano”, cosa che rende il lavoro degli economisti ancora più difficile, perchè i modelli deterministici devono un po’ cedere posto a modelli più probabilistici, dove effetti collaterali diventano sempre più difficili da modellizzare e, quindi, da prevedere.

Quando faccio lezioni ai miei studenti sull’economia cinese, il primo giorno dico che l’economia è come la fisica, ma molto più difficile. Imaginate di dover risolvere un modello di equazioni con 1.3 miliardi di variabili, tante quanta è la popolazione in Cina. Se le 1.3 miliardi di variabili fossero soltanto corpi celesti, come stelle e pianeti, la previsione del loro moto, anche se teoricamente possibile, presenterebbe notevoli difficoltà computazionali. Ma, in economia è come se le 1.3 variabili avessero anche un cervello proprio ed ogni mattina si svegliano e dicono “me ne frego delle leggi di Newton, tu mi spingi verso destra ed io, invece, vado a sinistra”. Tutto è interconnesso, proprio come nel film “Cloud Atlas”.

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