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Cina: politica italiana silente di fronte allo tsunami China manfacturing

da Il Sole 24 Ore

Lo Tsunami del China Manufacturing 2025 avanza, mentre da noi la parola Cina è appena pronunciata nei programmi (si fa per dire) dei partiti politici.
La mia visione su questo fenomeno è chiara: l’Europa e l’Italia hanno ben poche speranze di competere con quanto sta mettendo in piedi la Cina.

Ci sono dei fattori che sembrano sfuggire ai nostri policy-makers.

  1. La Cina non è più, da tempo, la fabbrica di prodotti a basso costo. La Cina oggi produce prodotti di altissima qualità che competono tête-à-tête con i migliori prodotti occidentali. Tutto quello che fa la Cina è di alto livello? Certo che no. Ci sono prodotti scadenti? Certo che sì. Ma il pendolo è già e sarà sempre di più sul lato della alta qualità. La Cina si è già spostata verso la produzione di merce pregiata.
  2. Anche nel campo della ricerca scientifica si sta spostando lentamente l’asse verso la ricerca applicata. È vero che la qualità delle pubblicazioni accademiche non è al livello di quelle americane (che poi, credetemi, sono spesso carta che non serve a nulla di pratico), ma come riporta Il Sole è già posizionata ai primi posti negli apparati elettrici e nell’energia, nelle tecnologie digitali ed informatiche, nelle misure, nelle biotecnologie, nella chimica di base e nelle scienze alimentari.
  3. La Cina ha un modello di sviluppo molto chiaro e molto simile ad un’azienda. Prima investe grandi quantità di denaro, aumenta la produzione in modo da raggiungere il doppio scopo di correre lungo la curva di apprendimento in pochissimo tempo e di ridurre i costi medi di produzione. L’Italia non ha nessuna speranza di competere sui costi medi, dazi e barriere all’ingresso possono servire come merce per negoziare, non certo per portare i prezzi dei modelli cinesi al livello di quelli europei.
  4. La Cina ha compreso che il settore dei servizi non tira abbastanza, per vari motivi legati, a mio avviso, al fatto che per avanzare, i servizi hanno bisogno di lunghe tempistiche; il cervello umano e la società devono pian piano evolversi verso nuovi modi di pensare. Faccio un esempio in un settore che conosco bene: la finanza. Ci vorranno due generazioni affinché il cinese medio comprenda che il mercato azionario di Shanghai non è un casinò ma un veicolo per le aziende di accedere al capitale. Il manifatturiero, invece, ha tempi di risposta più immediati, basta investire n-Dollari in attività produttive e si raggiunge la scala. Per quanto riguarda la capacità di innovazione e di ricerca, non è necessario che tutta la popolazione cinese si evolva. Basta “acquistare” il know-how e le capacità intellettuali sia attraverso programmi di rientro di cervelli (che da noi non esistono) sia, e ne siamo un po’ ‘vittime’ tutti noi stranieri che viviamo qua, attingendo alle esperienze che l’occidente possiede.

Concludo con una nota positiva. L’Italia ha una enorme ricchezza culturale e storica, la bellezza ci avvolge quotidianamente senza che ce ne rendiamo ben conto. È inutile competere in terreni dove siamo deboli. Usiamo queste nostre risorse, incoraggiamo i giovani ad andare ancora al liceo classico, che duri sei non quattro anni. Chi abbia tendenze artistiche, venga incoraggiato. Non focalizziamoci solo su ingegneri. L’arrivo dell’Intelligenza Artificiale porterà via un gran numero di vecchie professioni. Alleniamoci già da adesso a competere con questa nuova realtà, come dice Jack Ma: insegniamo ai nostri giovani quello che IA non potrà mai fare.

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore

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One comment on “Cina: politica italiana silente di fronte allo tsunami China manfacturing
  1. Grazie Michele. Sempre attento, lucido, diretto. Le tue parole suonano come una profezia, che rischia di avverarsi prima che ce ne accorgiamo.
    Occorre immediatamente un supplemento di impegno, a livello individuale e collettivo, ovvero su scala nazionale ed europea, dimensione minima necessaria per non soccombere, facendo leva sui nostri punti di forza territoriali, storici e culturali, come ben dici.
    Per realizzare questo cambio di passo, paradossalmente abbiamo tanto da imparare dalla Cina, specie dalla loro colossale capacità di fare sistema per il raggiungimento di obiettivi importanti e condivisi.
    Qui ci vuole un Piano.
    Michele, aiutaci tu!

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