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Budapest: il cavallo di Troia della sovrapproduzione cinese

28 su 27 ambasciatori della UE criticano l’iniziativa della “Nuova Via delle Seta” (yi dai yi lu 一带一路) perché ritengono che sia un progetto mirato ad aprire nuovi mercati, in modo che la Cina possa ridurre la propria sovrapproduzione. In altre parole, temono, giustamente, che le Cina vada a competere direttamente con l’Europa nel servire i paesi oggetto della via della seta. La nota importante è che dei 28 paesi UE, solo l’Ungheria non ha firmato questo documento di protesta. Perché?

La Cina ha adottato una politica di acquisizioni in Europa che ammonta a 260mld di Euro negli ultimi 10 anni, di cui 179mld nella UE, e di cui solo il 4,8% in green-field, mentre i rimanenti 251mld sono state acquisizioni di aziende già esistenti, quindi operazioni che non hanno portano a nessun aumento di capitale e di posti di lavoro. Uno semplice scambio tra azionisti con poche ricadute sul territorio.

Unica eccezione, l’Ungheria, paese dove ho vissuto per un anno come consigliere di Merrill Lynch per la privatizzazione dell’azienda di stato Matav, la Telecom Ungherese. L’Ungheria è il paese della UE dove, invece, gli investimenti cinesi si sono concentrati sul green-field. Circa il 50% degli investimenti che la Cina ha fatto in Ungheria sono stati in green-field (in Italia l’1% circa, nulla) e concentrati nel settore Chimico (Wanhua) e Telecom (Huawei). È chiaro che sono gli investimenti green-field che portano valore vero al paese oggetto dell’acquisizione, ed è ancora più chiaro che l’Ungheria è il maggior beneficiario in Europa degli investimenti cinesi e quindi, si guarda bene, giustamente, dal fare dichiarazioni che possano irritare la Cina. La Cina ha un programma di cooperazione con 16 paesi dell’Est chiamato 16+1, ma da qualche tempo a questa parte, si scherza sul fatto che la stessa Ungheria sia passata dalla parte della Cina, ed il programma è ironicamente detto 15+2. Ancora una volta, questo caso dimostra quello che io sostengo da tempo, che la Cina usa, giustamente a proprio vantaggio, il mercato unico Europeo, che cerca di penetrare attraverso l’anello più debole, il paese che di volta in volta ha più bisogno. Prima erano i porti della Grecia, adesso le industrie dell’Ungheria. Qualcuno obietterà a questa mia affermazione dicendo che la politica di M&A, al contrario della politica commerciale, non è di competenza UE, ma dei singoli paesi e nonostante Juncker, come pure io (VIDEOCAST), portiamo avanti l’idea di un meccanismo di monitoraggio di acquisizioni di paesi terzi verso l’Europa. Al momento ogni stato sovrano è libero di accettare o meno Investimenti Diretti (FDI). Vero. Ma, attenzione! Se un paese, come appunto l’Ungheria, è libero di accettare o meno investimenti cinesi nel proprio territorio, le merci prodotte in quel paese da aziende cinesi saranno “Made in UE” e quindi libere, da quel momento di circolare liberamente negli altri 27 paesi. Ecco allora che il cavallo di Troia oggi è Budapest.

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