La guerra del commercio alla Cina è un danno per l’Europa

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Ben ritrovati a tutti i telespettatori e tutte le telespettatrici Class CNBC. Pronti per il nostro speciale dedicato all’economia cinese e anche i rapporti tra Unione Europea e Cina? Prendiamo spunto dagli ultimi dati davvero significativi del mondo delle importazioni ed esportazioni in Cina. Sul fronte delle importazioni un dato che così alto non si vedeva da dieci anni a questa parte, un vero e proprio boom sulle esportazioni: +32%. Allora andiamo subito in diretta in Cina ci sta aspettando il professore Michele Geraci che insegna alla Nottingham University di Ningbo. Ben ritrovato professore, esattamente dove si trova?

NOTA BENE

Questo testo è una trascrizione dell’intervista per Class CNBC presente sul sito milanofinanza.it

Ho appena lasciato la provincia dello Xinjiang sono al confine tra lo Xinjiang e il Gansu, due province del nord ovest della Cina. Quelle aree che la politica di sviluppo “Go west” sta cercando di riportare a livelli delle province delle città costiere. Questa è un’altra area della Cina che credo nei prossimi anni avrà uno sviluppo più alto di quello della media del paese. 

Ecco allora che cosa vede proprio con i suoi occhi? Le persone che stanno riprendendo la loro vita, ce l’ha già accennato nel collegamento dello scorso mese. I commerci stanno dando indicazioni di grande ripresa, addirittura le importazioni sono livelli massimi da dieci anni a questa parte. Un vero e proprio boom, più 32 per cento! Vediamo come sempre la sua testimonianza diretta. Cosa succedendo proprio in Cina? I negozi sono pieni? La gente va in giro con le mascherine? C’è ancora distanziamento sociale?

Allora si vive normalmente, ormai tutto è ripreso. In alcune zone la mascherina è d’obbligo per esempio nello Xinjiang dove sono stato in questi dieci giorni la mascherina è d’obbligo anche all’esterno. In Cina non si viaggia e non si entra in gran parte degli uffici senza l’app, alle stazioni c’è il controllo, ad ogni check in degli hotel c’è il controllo.

Quella sorta di green pass che l’Europa sta studiando proprio per permettere ai cittadini europei di muoversi liberamente nell’ambito dell’Unione Europea ma che in Cina ormai è già una realtà. Proprio per muoversi da regione a regione e evidentemente anche all’interno della stessa regione, semplicemente per andare in albergo e entrare negli uffici pubblici. Da sempre in realtà, da quando è scoppiata la pandemia, la Cina si è molto affidata alla tecnologia, una tecnologia che a dire il vero potrebbe essere anche molto invasiva. Ricordiamo, stiamo parlando di dati molto sensibili come quelli relativi alla salute e che permettono proprio su questi smartphone ai cinesi di dimostrare di non avere la malattia o di averla superata o di aver fatto un test con esito negativo e, dunque, di poter entrare poi negli alberghi, nei negozi e addirittura, diciamo così, anche nei condomini.

In albergo e in alcune zone della Cina è necessario non solo la app ma anche il tampone.

Quindi per ogni check in bisogna  andare in ospedale a fare il tampone?

Per fare il tampone si sono organizzati accanto proprio alla reception, al check in degli hotel. Non in tutti ovviamente ma in alcune zone dove c’è una maggiore attenzione dove ci sono stati dei focolai o anche per chi viene da altre province. Quindi è proprio un tampone fai da te allestito all’interno dell’hotel. Sono quindi nuovi lavori che il covid sta creando: infermieri e assistenti, persone che gestiscono questo questo processo. Quindi si fa il check in, si fa il tampone e, se non ci sono brutte notizie, si va in camera.

Sarà questo esattamente il futuro anche per per noi qui in Europa? Vede degli stranieri professore in giro?

Allora qui nel nord ovest della Cina da due settimane non ho visto nessuno straniero. Quindi solo cinesi di varie etnie ovviamente perché qui sono presenti delle minoranze etniche ma nessuno straniero. Ovviamente questo è un po’ negativo perché queste sono delle zone paesaggistiche con montagne, grandi panorami e altopiani che ovviamente vivono il turismo nel periodo estivo. Da marzo a settembre, qui si fa più 30 gradi d’estate e meno 30 gradi di inverno. Però, col fatto che i cinesi non possono andare all’estero, loro hanno compensato il turismo straniero che vedete qui assente con il turismo domestico.

I cinesi non possono andare all’estero professore? Come mai?

Perché nessuno diciamo qui ha in mente di venire in Europa, c’è una paura così come di andare America. Non si sentono i benvenuti da noi, si spaventano. In Thailandia devono fare due settimane di quarantena. Allora si sono creati con, non se ricordate, ero a nell’isola di Hainan tre settimane fa che è isola tropicale. Loro hanno sostituito la Thailandia con Hainan che adesso vive di questo boom e di turismo di chi vuole andare al mare. E, chi vuole vedere i paesaggi, non andrà più sulle Alpi ma viene qui in queste zone del nord ovest della Cina. Attenzione lo dico, ho sentito anche il ministro Garavaglia e gli ho detto massima attenzione che qui si cambia l’abitudine! Che se noi perdiamo questa seconda stagione estiva di turismo inbound dalla Cina… e una volta che uno comincia a pensare “beh non posso andare in Europa, dove vado?” Dove va la prima volta ci va la seconda, comincia ad esserci questa inerzia. Si crea quello che ricorda l’anno scorso quando dicevo il PIL in calo del 5 per cento. E poi ha giustamente purtroppo ci sono delle non linearità in queste situazioni e si creano delle perdite non soltanto circoscritte al periodo in cui non ci sono presenze ma delle perdite a lungo termine. Poi, se mi consente, ci mettiamo anche le tensioni geopolitiche: ci si mettono pure i nostri amici a Bruxelles ad alzare i toni con la Cina… e chi ne pagherà le conseguenze? Temo saranno come sempre non chi alza i toni ma i nostri giovani, i nostri lavoratori e le nostre aziende. A un certo punto in Asia diranno: ma volete o non volete fare affari con noi? Perché va bene e l’Europa, va bene l’alleanza atlantica di cui tutti siamo ovviamente sostenitori… ma non va neanche messo in dubbio però che quando si alzano i toni come abbiamo visto in questi giorni con sanzioni contro sanzioni, adesso si fa anche il G7 contro la Russia e contro la Cina invece di pensare alle nostre 400mila imprese chiuse, alla disoccupazione domestica e al turismo in ginocchio. Bisogna capire se si fanno gli interessi del nostro paese e della nostra economia oppure siamo entrati in una nuova norma dove chi è bravo va avanti e chi è debole resterà indietro. E temo molto per il nostro paese, perché noi non abbiamo la flessibilità nelle leggi sul lavoro, abbiamo una burocrazia sugli investimenti in Italia proibitiva. Li vogliamo o non li vogliamo gli investimenti? Non li vogliamo perché perdiamo gli asset strategici che le nostre aziende investono fuori con delocalizzazione e non vogliamo import perché c’è pure il piano del deficit, non vogliamo l’export perché ci preoccupiamo che poi ci ci copiano il copyright. Insomma, che bisogna fare?

Il problema è che l’Europa sembra aver messo un po’, diciamo così, in ghiaccio quell’accordo tanto voluto dalla Cancelliera Merkel, quando lei era presidente del semestre europeo, proprio tra l’Europa e la Cina. Si era detto ma bisogna aspettare che arrivi Joe Biden, ma Joe Biden si è insediato da alcuni mesi ed effettivamente è ancora tutto bloccato. Professore, per concludere, non so se lei si trova in quelle zone che sono ricche di terre rare. Qui a Class CNBC servizi stiamo parlando anche delle nuovo boom per quanto riguarda le materie prime e, insomma, si stanno rendendo conto anche le imprese che con la scarsità di semiconduttori e anche di quelli che sono i materiali necessari per i semiconduttori… Le terre rare sappiamo essere quasi un monopolio per la Cina, si nota qualcosa sul fronte del boom delle materie prime lì in Cina? Anche nel mondo dei commerci, cosa si dice?

Questa è una domanda importantissima su cui dobbiamo fare molta attenzione perché queste guerre commerciali potrebbero portare a quello che è un export boom. La Cina ha queste terre rare nella zona interna, nelle zone dove sono io adesso, nell’ovest della Cina. E, quelle che non ha, le ha diciamo comprate. Per esempio il cobalto dal Congo e il Congo fa il 50 per cento del cobalto di tutto il mondo e la Cina è uno dei maggiori investitori. La Cina ha un usufrutto di molte delle miniere congolesi di cobalto che serve anche per le batterie elettriche e per altri componenti elettronici. Il mio professore di economia defunto diceva sempre a lezione io vi insegno la formula, ma voi ricordate che l’economia è determinata da due cose: la demografia e la geografi. Ora basta guardare la geografia della Cina per capire che in una guerra commerciale quelli che ci perderemo saremo noi, perché noi non abbiamo materie prime e non abbiamo energia. Parlo in genere dell’Italia ma anche dell’Europa. In Cina hanno le materie prime e l’energia un po’ la stanno creando. Io sono qui in una zona dove il 43 per cento dell’energia è rinnovabile. Ci sono parchi eolici di decine e decine di chilometri. Io ho preso un treno per 12 ore e, tre di queste dodici ore, ero continuamente a guardare parchi eolici con le pale che giravano. Perché qui siamo in Asia Centrale fondamentalmente una zona molto ventosa. Quindi la Cina attenzione a un certo punto potrebbe fare un ban alle esportazioni e quindi chi fabbrica dei conduttori non gli vende il welfare perché c’è questo ban americano e la Cina non vende ai produttori le materie prime. Perché attenzione, l’industria dei semiconduttori è una delle più integrate al mondo perché ci sono vari stage dal design alla progettazione. Noi abbiamo bloccato l’acquisizione della LTE  qualche giorno fa, abbiamo esercitato i golden powers perché non volevamo che cadesse in mano in un’azienda cinese che tra l’altro non la voleva comprare tutto ma soltanto il 70 per cento. Ora LTE e è un’azienda che fa semiconduttori ma non sono quelle importanti perché non si può fare neanche qui di tutte le erbe un fascio. I semiconduttori sono molto diversi: quelli di 50, 100 nanometri non valgono molto. La battaglia si farà sui sette nanometri, sui cinque nanometri e sui tre nanometri. Queste sono le misure che riescono a produrre soltanto in questo momento i taiwanesi, i coreani e in parte gli americani. Neppure la Cina! Quindi attenzione il nostro blocco di LTE è stato un buon affare mediatico perché stoppati dai golden powers ma attenzione a non chiudere come facciamo sempre la porta principale e poi invece lasciamo la porta sul retro aperta, perché non è quello che rende l’Italia indipendente sui semiconduttori. Cioè noi non li abbiamo, dovremmo lavorare con l’Olanda però purtroppo l’Olanda non è il migliore amico dell’Italia. Viene anche qui parliamo di cose europee ma poi chissà cosa intendiamo dire, perché poi non condividiamo questi benefici.

Grazie davvero per questo collegamento professore a prestissimo!

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