Hainan, l’isola cinese che ci vuole come partner

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In questi giorni si tiene nell’isola tropicale cinese di Hainan il Summit economico di Boao, l’equivalente di Davos per l’Asia, parte online (tra gli italiani collegati Prodi, Letta e Visco) e parte in presenza. Io ho avuto la fortuna di poter essere fisicamente là, cosa che consente, tra corridori e i coffee-break, di apprendere maggiori dettagli. Hainan è una ZES e credo ci siano lezioni da trarre per la nostra Sicilia. Le ZES in Cina risalgono al 1980; Shenzhen la più famosa di esse, si è trasformata da un villaggio di pescatori in uno dei massimi centri di ricerca, tecnologia, «green economy» della Cina con 12 milioni di abitanti e con tutti i 50.000 taxi e bus elettrici. Credetemi, se ne intendono. Il governo ha stilato un piano quinquennale basato su: porti, turismo e industria medicale con vari incentivi fiscali. Ma, nonostante l’apparenza, si tratta di un modello diverso dal nostro. Vediamo i 3 punti chiave.

NOTA BENE

Questo testo è una trascrizione dell’articolo originale realizzato dal Giornale di Sicilia e disponibile su gds.it 

1) Non ci sono incentivi fiscali per chi investe, né per assunzioni dei giovani, né i nostri labirinti legislativi di detrazioni. Quello di cui noi parliamo da anni, qui lo hanno fatto: una flat tax con tasso del 15% secco per tutti, aziende e privati, per tutti i livelli di reddito. È una tassa non progressiva? Certo che no, ma dal momento che in Cina sono meno comunisti di quanto si crede, se lo possono permettere.

2) Zero dazi con regola d’o r i g ine. Cosa significa? Nei prossimi 5 anni, tutte le importazioni dall’estero potranno arrivare in Hainan a dazi zero, a patto, e questa è la grande idea, a patto che le merci importate vengano consumate nell’isola di Hainan stessa. Se tali merci invece dovessero poi essere ri-esportate nel resto della Cina, entra in gioco la «regola d’origine» che stipula che se le merci importate dall’estero subiscono un ulteriore processo di lavorazione che aggiunge almeno il 30% del valore, allora tali merci saranno libere di circolare anche nel resto della Cina senza nessun ulteriore dazio. Le implicazioni per l’economia locale dell’isola sono di grande valore? La regola del 30% crea un incentivo di mercato ad assumere mano d’opera locale e creare Pil nel territorio per forzare il superamento di tale soglia. Gli esportatori stranieri possono scegliere di far arrivare le merci al Free Trade Port di Hainan a dazi nulli e delocalizzare in Hainan parte del processo produttivo. Il valore di tale delocalizzazione può essere l’assemblaggio finale di alcune merci, ma può anche essere costituito da servizi come il Destinazione Bruxelles. Le regole di gestione e di attuazione del Recovery saranno definite entro la fine del mese a Roma e poi trasmesse all’Ue Ex premier. Giuseppe Conte design e manutenzione del sito online in lingua locale.

3) Settore medicale: qualsiasi medicinale già approvato in Europa, America o Giappone può essere esportato in Hainan senza l’altrimenti necessaria approvazione dell’agenzia medicale cinese. Anche qua, le medicine possono essere usate solo nel territorio dell’isola. Avendo incentivo a creare l’offerta, risolvono il gap con la domanda invitando pazienti dal resto della Cina a curarsi in Hainan, sviluppando il «turismo benessere» che porta a maggiori investimenti in R&S ed in infrastrutture. È difficile in poche righe trasmettere la capacità di pianificazione e di esecuzione che hanno in Cina. Nell’entusiasmo del momento, ho suggerito al Viceministro del Commercio Qian ed al direttore dell’Istituto per le Riforme e Sviluppo l’idea di un gemellaggio tra la Sicilia e Hainan, entrambe isole al centro di due mari a forte intensità di commercio. Ma non un gemellaggio di carta, ma la costituzione di due comitati di esperti permanenti per scambiarsi idee, apprendere a vicenda e cooperare per lo sviluppo di porti, infrastrutture, centri ricerca. Sapete, la Cina è così lontana, che in questi campi possono essere più partner che concorrenti. Sono i nostri vicini, invece, quelli da cui dobbiamo diffidare maggiormente. Che loro, gli affari con la Cina, li fanno eccome. Ho parlato di Hainan con gli assessori Turano e Armao, sempre gentili ed aperti a nuove idee per il bene della nostra Sicilia e spero che si possa portare avanti una tale iniziativa. I cinesi, però, attendo una risposta la settimana prossima. Che gli dico?

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